E’ quanto si chiedeFausto Colombo, docente di tecnica delle comunicazioni sociali all’Università Cattolica diMilano, sul numero della rivista dei gesuiti di Milano ‘Aggiornamenti sociali’ che uscirà neiprossimi giorni.Per una sorta di ‘determinismo tecnologico’, scrive Colombo, “alcune svolte di natura tecnicacomportano cruciali trasformazioni in determinate società. Tutte le rilevazioni nei Paesi con unalto tasso di penetrazione di queste nuove tecnologie mostrano che esse hanno come effettouna caduta occupazionale in certi settori, solo parzialmente compensata dalla nascita di nuoveprofessioni”.Per “guidare il processo di innovazione anziché esserne guidati” occorre, ad avviso diColombo, “una riflessione prepolitica sul futuro della nostra società. Se la teconogia non puòdeterministicamente fare la storia dello sviluppo, é anche vero che – abbandonata a se stessa- essa rischia di divenire un territorio incontrollabile: per riportarla al dominio dell’uomo occorreche sia quest’ultimo a chiedersi e a decidere dove andare. Il nostro Paese, d’altronde, mostrabene i limiti di una politica della tecnolgia che si limita a regolare l’esistente, opponendosidebolmente a forti interessi di parte e di potere”.La questione tecnologica andrebbe sempre unita a quella della cittadinanza. “Diritti civili,garanzia di libertà e giustizia, salvaguardia dei ceti più deboli – conclude il docente -tornerebbero ad essere variabili indipendenti cui ogni svolta tecnologica dovrebbe essereassoggettata”.