Assemblea Cei: nota Sir su prolusione Card. Ruini

Pubblichiamo il testointegrale della nota Sir di questa settimana dedicata alla prolusione del card. Camillo Ruini allaXLIII assemblea Cei.Spiccano, all’inizio dei lavori dell’Assemblea della CEI, due aperture, due pressanti indicazioni.A conclusione di un lucido esame della (affannosa e litigiosa) situazione politico – istituzionale,il cardinal Ruini ha affermato: “occorre essere consapevoli che l’Italia attraversa una fasenuova in cui sono richieste innovazioni di grande portata, per le quali c’è bisogno di coraggio,lungimiranza e ispirazione”. Più oltre, invitando i cattolici ad una “responsabile e generosa”partecipazione, ha detto: “in realtà, il compito dei prossimi anni è quello di elaborare eirrobustire forme di presenza adatte alla nuova situazione, a partire dall’autenticità della vitacristiana e puntando a un generoso investimento nella cultura”.Certo anche il mondo cattolico può avere subito la tentazione che ha caratterizzato questalunga crisi degli anni novanta: limitarsi a giocare in difesa, con il rischio di quella che è statachiamata “sindrome di subalternità”, con i suoi sintomi: litigiosità, frammentazione, sensodiffuso di stanchezza, rischio di strumentalizzazione dello stesso mondo cattolico.Bisogna dunque cambiare marcia, cambiare registro, e certo non per passare dalla “difesa” all'”attacco”, secondo una banale (e sbagliata) semplificazione. Negli anni scorsi si è enfatizzatotroppo il problema politico nei termini stretti dei partiti: la crisi della DC e poi la suadissoluzione, il destino dei voti dei cattolici, le vicende dei partiti post-DC. Ma la definizione deinuovi assetti dell’Italia, della società italiana, richiede di più. Proprio perchè la sensazione èche dietro il teatro della politica o i grandi scenari della concorrenza economica oggi cresce unsenso di vuoto.Qui, probabilmente, si pone la “nuova questione cattolica”. Il termine è di Galli della Loggia,che la ha sollev ata (a proposito della scuola) in un recente editoriale del Corriere. Il punto (e lasfida che intelligentemente è stata posta) non è da che parte possano stare i cattolici o le loroespressioni sui vari temi “caldi” del dibattito politico e sociale. E’ invece (più radicalmente) sepossano produrre pensieri, parole ed opere che possano essere esemplari, che possanoaccompagnare tutta la società a crescere bene, e realizzare così autentiche convergenze peril “bene comune”. Ed il fatto nuovo è che gli stessi “laici” sembrano chiedere oggi questo.(segue)