La presenza dei religiosi italiani in Libano

“Quando il Papa parla al mondo dipace e di convivenza, sa di contare sulla forza del Vangelo e di tante iniziative che fannofiorire oasi di convivenza nel deserto”. E’ quanto affermano i responsabili della Piccola Operadella Divina Provvidenza (Don Orione), in vista del viaggio del Santo Padre in Libano del 10 e11 maggio prossimi. “Giovanni Paolo II – si legge nel comunicato – si reca a Beirut comemessaggero di pace e di convivenza civile e religiosa tra i popoli; una convivenza che vienedipinta quasi come impossibile in questa regione calda del Medio Oriente, dove la tensione trapopoli, razze e religioni si respira nell’aria alimentata da argomenti millenari. Ma uomini dibuona volontà e istituzioni ecclesiali sono in prima fila nel promuovere esperienze diconvivenza pacifica, veri anticorpi alla logica della chiusura etnica, della rivalità edell’intolleranza”. E’ il caso, ad esempio, del Centro Don Orione di Zarqa, trasformatosi davillaggio in seconda città della Giordania con 600.000 abitanti, a causa delle ‘migrazioni’ aseguito della guerra dei 6 giorni e del conflitto con l’Iraq. “Nel Centro – si legge ancora nelcomunicato – sono avviati vari corsi professionali: i giovani che formeranno la società islamicadel futuro non solo avranno gratitudine per la scuola che ha dato loro lavoro e dignità, maricorderanno di avere trascorso gli anni della gioventù vicino a concittadini di altre religioni, nelrispetto e nella stima”.Anche la delegazione di Terra Santa dell’Ordine dei francescani, in un comunicato, esprimegioia per la vista del Santo Padre e ricorda l’attività svolta dall’Ordine in questi luoghi, sin dalXIII secolo, portando “alla creazione e gestione di centri ricreativi, giovanili e vocazionali invarie località”.