Lo hadetto al Sir Andrea Riccardi, docente di storia del cristianesimo alla Terza Università di Roma,commentando i contenuti dell’enciclica “Populorum progressio”, di cui domani si celebrano itrent’anni dalla pubblicazione. Lo storico ha fatto notare che “non ci può essere sviluppoeconomico se non c’è un quadro statuale e se non ci sono validi aiuti che giungano in manieracorretta alle nazioni e che ne garantiscano lo sviluppo. I grandi problemi di crisi di alcune areedel mondo non sono solo connessi a fattori economici, ma anche a fattori strutturali, alla crisidegli Stati, alla corruzione e alla guerra”. Di qui la necessità di “riflettere sugli Stati, su comeaiutare la gente a prendere in mano il proprio destino attraverso lo Stato”. L’enciclica di PaoloVI, a questo proposito, è per Riccardi di grande attualità, poiché in essa “per la prima volta laquestione sociale diventa il rapporto tra Nord e Sud, in tutte le sue dimensioni, politiche,economiche e culturali”. In un momento, come quello attuale, in cui “lo sviluppo staattraversando tremende crisi, soprattutto in alcune parti del Sud, occorre una riflessione seria,attraverso una mediazione culturale sul piano economico ma anche politico, partendo dallaconsapevolezza che la salvezza del mondo non è la salvezza di pochi”.