“La sollecitudine della Chiesa per la gente del mare ha radici antiche”. Lo ha detto al Sir, mons. Alfredo Maria Garsia, vescovo di Caltanissetta e Presidentedella commissione ecclesiale per le migrazioni, commentando la lettera apostolica ‘motuproprio’ di Giovanni Paolo II sull’apostolato del mare, presentata oggi in Sala StampaVaticana, a Roma. “Gesù – sottolinea mons. Garsia – chiamò alla sua sequela e costituìapostoli di pescatori. San Paolo, sulla nave che lo portava verso Roma, svolse un autentico’apostolato del mare’. In epoca recente, tanti sacerdoti, religiosi e religiose accompagnaronoimmigrati che andavano oltre mare a cercare lavoro e pane in terre lontane”. Mons. Garsia hapoi evidenziato quelli che, a suo avviso, sono gli aspetti “particolarmente qualificanti del ‘motuproprio’: la ‘diocesanità'” in quanto “l’apostolato del mare ha come promotori e responsabili ilvescovo e le diocesi in cui abita la gente del mare; la promozione dei laici” perchè “si parlaesplicitamente di collaboratori’ dell’Opera dell’apostolato del mare che non siano presbiteri,purché si distinguano per integrità di vita e conoscenza della fede; l’ecumenismo”; e “quantosia importante promuovere lo spirito ecumenico si ricava dal fatto che gli equipaggi delle navi,ma anche i crocieristi, ormai sono di varia appartenenza culturale e religiosa”. Il numero deimarittimi italiani ammonta a circa 60-70.000 unità.