Card. Biffi: sulle scuole materne lo stato dalla latitanza alla prevaricazione

Non passare sotto silenzio la data dl 18 marzo 1998: lo ha chiesto oggi a Bologna il card.Giacomo Biffi, arcivescovo della città, nel corso dell’assemblea della Federazione italianascuole materne locale. “In quella data – ha spiegato Biffi nella sua relazione – si compirà il 30°anniversario della legge istitutiva della scuola materna statale (legge 444)”. Una “leggestorica” – l’ha definita – in quanto fino ad allora l’intraprendenza nel campo delle scuolematerne fu dovuta in larga parte all’impegno delle parrocchie e delle famiglie religiose”.Definendo la sua una lezione di “storiografia virtuale”, Biffi ha detto cosa lo stato avrebbedovuto fare e non ha fatto: “Intanto doveva rivolgere parole di riconoscenza a tutti coloro chefino a quel punto avevano costruito e gestito le materne. In secondo luogo avrebbe dovutoassumersi l’onere finanziario del personale di tutte le scuole esistenti, senza discriminare tra ivari orientamenti, dal momento che tutti i loro alunni sono a pieno titolo cittadini italiani. Interzo luogo, ma solo in terzo luogo, avrebbe dovuto costruire e gestire direttamente le scuolematerne là dove, per le più diverse ragioni, non si decidevano a decollare le libere iniziativedelle diverse aggregazioni”. Naturalmente – ha proseguito – era logico attendersi che lematerne statali “non fossero attivate a ridosso e in concorrenze con le già esistenti scuole dilibera iniziativa”. Invece, nei fatti, lo stato è “passato direttamente dalla latitanza allaprevaricazione”, calpestando il principio del “pluralismo delle istituzioni”.