“Costruire un’ampia retedi centri culturali cattolici, che costituisca un esempio di come si può fare ‘progetto culturale’nel territorio, mediando tra ricerca e animazione culturale”. Questo l’obiettivo proposto dairesponsabili del Servizio nazionale per il “progetto culturale” ad un gruppo di lavoro compostoda rappresentanti di 16 centri culturali cattolici, equamente divisi in tutto il territorio nazionale.Un maggiore “collegamento” tra i diversi centri, attraverso una “mappa” dei circa 600 centriculturali cattolici italiani, un “vademecum” sulla loro identità, e un “bollettino” che facciacircolare le proposte; una “animazione culturale” più visibile sul territorio e “sostenuta” da tuttala comunità; la costituzione di un “osservatorio” sulla dottrina sociale della Chiesa. Questealcune delle richieste fatte dai partecipanti all’incontro, che costituisce la prima riunione”operativa” nell’ambito del programma del Servizio nazionale per quest’anno pastorale.”Bisogna evitare l’eccesso di autoreferenzialità”, ha detto padre Giovanni Reale, di Napoli, che”non fa percepire il senso della presenza dei centri culturali cattolici nel tessuto delle singolechiese”. Secondo Gioia Lanzi, di Bologna, “il grande problema dei centri culturali cattolici è farcapire che la cultura ha a che fare con il vissuto quotidiano della gente. La cultura è il nessotra la vita e la fede”. Di qui l’esigenza, sottolineata da don Giuseppe Billi, di “non operare unacontrapposizione tra cultura ‘alta’ e cultura popolare. I centri culturali cattolici devono esseredentro le realtà locali, evitando il protagonismo e senza pretendere di fare opera disupplenza”.