Giornalismo e tutela della privacy: intervento del vescovo Maggiolini

Tra irischi della professione giornalistica vi è anche quello di incorrere nella colpa morale dicalunnia o maldicenza. Ne scrive mons. Alessandro Maggiolini, vescovo di Como e giornalistalui stesso, sul mensile “Messaggero di Sant’Antonio” che uscirà nei prossimi giorni. Descritta ladifferenza tra maldicenza e calunnia (nel primo caso i fatti riferiti sono accaduti davvero, anchese non esisteva una necessità di renderli pubblici; nel secondo si tratta di fantasie cheintaccano il “buon nome” di qualcuno, a volte rovinandolo), mons. Maggiolini sottolinea che sirischia comunque di fare del giornalismo menzognero. E la menzogna – afferma – “va riparata”.Maggiolini sottolinea che vi sono persone che “hanno tacitamente accettato che si frughi nellaloro vita per stabilire se sono galantuomini o bricconi”: si tratta di tutte le personalità pubblicheverso le quali vale comunque l’ammonimento a non narrare “fatti inventati di sana pianta,oppure non ancora provati, verosimili più che veri, surreali più che reali”. In temi di legge sullaprivacy e di una accresciuta severità della magistratura verso la stampa, mons. Maggiolinisuggerisce ai giornalisti di saper “sceverare gli accadimenti riferibili e quelli no”, con l’aggiuntadell’obbligo “dell’oggettività che narri soltanto ciò che è narrabile ed è verificato con proveindiscutibili”. Il giornalismo, conclude il vescovo, “è professione rischiosa, può essere servizioal pubblico e può essere esercizio di chiacchiere da lavatoio”