Il “redattore sociale”, tra cronaca e rispetto della “privacy”

“Una pacatariflessione sul diritto di cronaca, fondamento della libertà di espressione e informazione delgiornalista”. Questo, spiegano gli organizzatori, vuole essere il “seminario di formazione pergiornalisti sui temi del disagio e della marginalità”, organizzato dal Coordinamento NazionaleComunità di Accoglienza (Cnca), in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti e l’UsigRai, sultema “Dire, non dire, dire troppo. Giornalismo sociale e diritto di cronaca”, in programmapresso la Comunità di Capodarco di Fermo (Ascoli Piceno) dal 14 al 16 novembre. La quartaedizione di “redattore sociale” prende spunto dalla recente legge sulla privacy, che impedisce,in particolare, “che siano trattati – si legge in una nota del Cnca – senza il consensodell’interessato, dati sull’origine razziale ed etnica, sulle convinzioni religiose, sullo stato disalute, sulla vita sessuale”. In questo modo, si legge ancora nel comunicato, “la legge toccaalcuni nodi cruciali del modo stesso di ‘fare cronaca’ su fatti che coinvolgono categorie eposizioni deboli della società, come malati, immigrati, minori, suicidi, gay, imputati, carcerati,disagiati psichici”. Di qui la particolare fisionomia del giornalista “sociale”, che dovrebbeessere un giornalista è “in grado di esercitare i suoi inalienabili diritti di cronista tenendo contoanche di variabili diverse da quelle della pratica odierna dei nostri mezzi di informazione,senza per questo sentirsi limitato o reticente”.