E’ quanto ribadisce, in unanota, la diocesi di Rimini, a proposito della recente apertura, all’interno dell’ospedale cittadino,di un reparto di Fisiopatologia della Riproduzione, che prevede l’uso di tecniche di”fertilizzazione artificiale”. I medici responsabili del reparto, si legge nel comunicato, hannoespressamente dichiarato di voler “utilizzare solo gameti omologhi (cioè solo della coppia)” edi “non produrre embrioni soprannumerari a quelli che saranno trasferiti”, evitando così ilcongelamento di embrioni. La Chiesa riminese, si precisa nella nota, “da una parte valuta confavore l’attenzione rivolta alle coppie frustrate nel loro desiderio di paternità e maternità;dall’altra confronta metodi e impegno con la dottrina della Chiesa”, secondo la quale “ognimezzo e intervento medico, nell’ambito della procreazione, deve avere una funzione diassistenza e mai di sostituzione dell’atto coniugale. Il desiderio del figlio, per quanto sincero eintenso, da parte dei coniugi, non legittima il ricorso a tecniche contrarie alla verità del genereumano e alla dignità del nuovo essere umano”. Per questo, si legge ancora nella nota, sonoillecite per la Chiesa tecniche come la fecondazione omologa “in vitro”, la fecondazioneeterologa (fuori della coppia), la fecondazione di nubili o conviventi, la maternità sostitutiva, e”tutti i procedimenti che sono in contrasto con la dignità dell’embrione”. Di qui l’auspicio, per ilnuovo reparto dell’ospedale, che si utilizzino tecniche “del tutto compatibili con l’insegnamentodella Chiesa, per la salvaguardia della dignità della persona umana, della vita e della famiglia”.