“Togliere al Ministero degliinterni e all’Inps la gestione dell’assistenza e affidarla ai comuni”. Questa una delle propostefatta dalle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (Acli), nel Convegno promosso dalle Aclisul tema “La dote e la rete: per una riforma delle politiche e dei servizi sociali e sanitari”,apertosi oggi a Bari (fino a domenica prossima). L’obiettivo, si legge in una nota, è “dareall’assistenza una sua dignità e trasparenza scorporandola dalla previdenza” e realizzando unesempio concreto di “federalismo municipale”. “Oggi – spiegano le Acli – l’assistenza gestitadagli Interni e dall’Inps consiste di fatto per l’80 per cento nella distribuzione di reddito, non diservizi al cittadino. All’invalido civile, per esempio, si riconosce l’assegno diaccompagnamento, ma non il servizio di accompagnamento. Risultato: la comunità spende dipiù e l’invalido non ha un servizio adeguato”. Di qui il sostegno delle Acli alla proposta di leggeche consente “di erogare un ‘minimo vitale’ ai cittadini non in grado di produrre reddito: nonsolo malati o anziani, ma anche giovani in cerca di prima occupazione o lavoratori espulsi dalciclo produttivo”. Le Acli, inoltre, propongono “l’integrazione tra sanità e assistenza, perconsentire di realizzare una ‘rete territoriale integrata’ di strutture e di servizi necessari per ilsoddisfacimento dei diritti dei cittadini”.