“Dopo ilterremoto è venuta la pioggia e poi il vento impetuoso che ha rovesciato e tirato via le tende edopo sono venuti gli intralci della burocrazia e le polemiche” afferma don Elio Bromuri,direttore del settimanale cattolico “La voce di Perugia”, raccontando le difficoltà quotidiane dicirca quarantamila terremotati. Eppure, nonostante tutto, “anche se il freddo e gli altri disagirendono tutti un po’ nervosi e agitati – precisa don Bromuri -, molti stanno già lavorando perconto proprio vicino alle proprie case, che non intendono abbandonare”. E sottolinea: “Dio nonè nel terremoto, ma nel cuore di questa gente che, nonostante tutto, continua a credere e cheattraverso i segni evidenti della solidarietà avverte di poter continuare a sperare”.Il responsabile del settore emergenze della Caritas ambrosiana, Alberto Minola, è però moltocritico rispetto alla qualità dei container attualmente in distribuzione: “I container sono scomodie poco attrezzati, vi sono in dotazione solo un lavandino, una cucina a gas, due caloriferielettrici ed il bagno – spiega -. A detta della popolazione, sono stati posti nelle zone più freddedove più forte si fanno sentire i rigori dell’inverno. Molte persone, poi, soprattutto gli scapoli, ivedovi e gli anziani, dovranno condividere il container con altre persone, e tutti percepisconoche la convivenza non si può inventare da un giorno all’altro”.La Caritas ambrosiana, per fornire alle famiglie terremotate gli oggetti necessari alla vitaquotidiana, ha allora promosso il “progetto kit” . L’aiuto consiste nel versamento di una sommache equivale all’acquisto di un “kit elettrodomestici” o di un “kit notte”.