Senza un “progetto culturale”, la Chiesa rischia la marginalità

Lo ha dettoDino Boffo, direttore di Avvenire, che è stato uno dei protagonisti degli incontri organizzati inquesti giorni dal Collegio Capranica di Roma sul “progetto culturale”. “La Chiesa – ha spiegatoBoffo – rischia la marginalità, rimanendo periferica al cuore dell’uomo del nostro tempo, se nonlo incontra rispondendo alle sue domande e parlando la sua lingua”. Per questo, ha continuatoil direttore di Avvenire, “non basta la Parola, la liturgia, e la carità, ma occorre una dimensioneculturale specifica, non separata e tuttavia distinta dalle altre, per poter anche nella postmodernità tornare a pensare secondo le categorie cristiane”. Il progetto culturale, ha dettomons. Giuseppe Betori, sottosegretario della Cei, “è una modalità di fare le cose, non unaserie di cose da fare”. Secondo Betori, bisogna “porre rimedio allo sfaldamento del mondodegli intellettuali cattolici, se si vuole evitare l’irrilevanza. La fede incide sulla cultura e questafa da ponte tra la funzione evangelizzatrice della Chiesa e il vivere civile”. Domani, si svolgeràa Roma la prima riunione del Forum del Progetto culturale, una struttura di serviziopredisposta dalla Cei in vista dell’elaborazione del “progetto culturale orientato in sensocristiano” sollecitato dai vescovi per il terzo millennio.