“Disagio, perplessità, incertezza, demotivazione”. Sono questi, per Luciano Corradini,ordinario di pedagogia generale alla Terza Università di Roma, gli aggettivi che descrivonomeglio la situazione dell’insegnante in Italia, oggi. “L’insegnante che resta nella scuola,nonostante le frustrazioni vissute – dice Corradini, che interverrà il 19 ottobre, a Milano, in unconvegno organizzato dalla sezione lombarda dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medisul tema “Il docente cristiano tra disagio e speranza” – è “un ‘resistente’ che costruiscenell’interiorità quell’Europa che i politici costruiscono nelle norme, gli economisti e gli operatorinelle relazioni quotidiane, negli scambi e nel lavoro”. Alle radici del disagio che gli insegnanti,anche quelli cattolici, sperimentano, c’è un deficit “di fede e di speranza: ‘anticorpi’, questi, chenon vengono soltanto dagli auspici o dalle prediche, ma da un’analisi più approfondita dellapropria esperienza, non solo personale, ma sociale, storica, e per i cristiani, ecclesiale”.Secondo Corradini, “dentro la scuola ci sono germi di futuro che crescono anche per opera dimolti insegnanti, che spesso non si accorgono di essere coltivatori e costruttori della ‘piantauomo’ e di una società democratica e solidale”.