“La catechesi deveradicarsi nell’intero contesto della vita, deve tener conto non soltanto dei catechizzandi, dellarealtà culturale e religiosa ma anche delle loro condizioni sociali, economiche e politiche. E’ lavita tutt’intera, nei suoi aspetti concreti, che deve essere letta e interpretata alla luce delVangelo”. Lo ha detto Giovanni Paolo II, nel discorso agli oltre 300 partecipanti al Congressocatechistico internazionale, conclusosi oggi in Vaticano.Nel documento finale, i partecipanti definiscono l’insieme dei lavori “uno scambio di doni” e”vero segno di comunione cattolica” che hanno reso possibile una “percezione leale,coraggiosa ma non disfattista dei tanti problemi per l’annuncio che in un certo modo’aggrediscono’, ma non paralizzano le comunità cristiane”. Il documento fa riferimento al”fenomeno del secolarismo”; al “fascino pericoloso e ambiguo della New Age e delle sette”;alla “appropriazione soggettiva e sincretica della fede; al “pluralismo religioso e culturale chesfida l’unità e l’unicità dell’annuncio”. “Nel processo di adattamento alle esigenze e allesensibilità del destinatario – si legge ancora nel testo – è necessario aiutare anzitutto l’uomo aritrovare e riscoprire gli autentici bisogni e la sua vocazione profonda, che è primariamente ilraggiungimento della verità e la comunione con la verità”. In questo processo di”evangelizzazione delle culture” e di “inculturazione del Vangelo, “è doveroso tenere conto deldestinatario e quindi anche del linguaggio e dei modi in cui il messaggio cristiano si deverendere accessibile e comprensibile”. Occorre ricordare, però, che “senza l’unità dellinguaggio della fede, si perde l’unità del contenuto e si introduce un relativismo nellaformulazione e nella comunicazione della verità della fede”.