“La situazioneinternazionale è profondamente mutata rispetto al 1949, quando è sorto il Consiglio d’Europa.Il tramonto dei regimi comunisti e il conseguente allargamento del Consiglio ai Paesidell’Europa centro-orientale ci impongono di riconsiderare alcuni aspetti”, nota Carlo Russo,giudice italiano alla Corte europea dei diritti dell’uomo, commentando l’esito del vertice deiCapi di Stato e di Governo del Consiglio d’Europa, che si è svolto nei giorni scorsi aStrasburgo. Perciò, prosegue Russo in un’intervista rilasciata al Sir, “è necessario ritornare aigrandi valori ideali che hanno animato la creazione di questo organismo: in un mondo chesembra dominato dal consumismo e da valutazioni puramente economiche, in particolarenell’ambito dell’Unione europea, il Consiglio d’Europa ci richiama ai grandi valori della libertà,della giustizia e della pace”.Ad avviso del giudice della Corte europea, “si impone un aggiornamento della Convenzioneeuropea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Mi riferisco, ad esempio, al tema della difesadella privacy rispetto alla diffusione dei computer e di Internet, alla tutela delle minoranzecome condizione e garanzia per la pace, ai temi delicatissimi della bioetica. A questo ultimoriguardo, il vertice di Strasburgo ha approvato un protocollo per l’interdizione della clonazioneumana che, a mio avviso, dovrebbe essere tradotto in un Protocollo aggiuntivo allaConvenzione, affinché la Corte europea possa condannare eventuali violazioni”.