“Al Dio incarnatosi è andato via via sostituendo in molte persone religiose del tempo, un Dio senza volto,espressione umana di se stessi più che rivelazione di un totalmente altro rispetto a sé”. Lo hadetto mons. Cesare Nosiglia, vicegerente di Roma e delegato del Consiglio delle Conferenzeepiscopali europee (Ccee) per la catechesi in Europa, intervenendo oggi al Congressocatechistico internazionale. Tracciando le difficoltà e le nuove sfide che interpellano oggil’evangelizzazione, mons. Nosiglia ha fatto notare come lo straordinario sviluppo scientifico etecnologico non è stato in grado di “rispondere ai primari bisogni umani di amore e di sensodella vita”. “Proprio qui – ha aggiunto il delegato del Ccee – si innerva la sfida più grande chel’evangelizzazione, la catechesi e il catechismo sono chiamati oggi ad affrontare. Questocrescente bisogno religioso infatti incanala per vie che non sono più quelle tradizionaliproposte dalla formazione della Chiesa, ma ricerca nuove forme di religiosità basate suesperienze fortemente intimistiche e soggettive, sia personali che comunitarie, accompagnatenon di rado da superstizione, magia e occultismo”. In questo contesto, l’evangelizzazione e lacatechesi devono riproporre “con chiare motivazioni e fondamenti il Dio personale dellarivelazione cristiana”, che “non è – ha aggiunto mons. Nosiglia – un Dio senza volto, lontanonella fantasia di chi crede, non è astrazione poetica e culturale, non è proiezione dei propridesideri e attese umane”. E’, al contrario, “Colui che si è andato incontro ad ogni uomo – haconcluso Nosiglia – si è coinvolto nella storia del suo popolo e si è fatto infine uno di noinell’uomo Gesù”.