Lo ha detto mons.Livio Melina, docente di teologia morale alla Pontificia Università Lateranense, partecipandooggi al convegno su “Principi etici e deontologici nella ricerca e nella professione medica allesoglie del terzo millennio”, organizzato dalle Facoltà di medicina e chirurgia delle Università diRoma “La Sapienza”, Tor Vergata, Cattolica del Sacro Cuore, Libera Università “CampusBiomedico”, in collaborazione con la Commissione diocesana per la pastorale universitaria.”La proposta di eventuali fondamenti religiosi alla bioetica – ha continuato il relatore – si scontracon atteggiamenti di diffidenza e di sospetto. Ad essere contestata non è soltanto la valenzapubblica della religione, ma la stessa capacità della ragione di afferrare verità universali valideper tutti”. Invece, la contrapposizione moderna tra fede e ragione “può essere superataritrovando un concetto non ‘razionalistico’ di ragione e una nozione non fideistica della fede”.E’ l’antropoplogia cristiana, ha detto Melina, il fondamento della bioetica, perché “aiuta acogliere il senso degli atteggiamenti fondamentali verso la vita: il rispetto e la cura, il dono el’accoglienza, la solidarietà”.