Loha ricordato oggi mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, raffrontando la sua esperienzadurante il terremoto del Belice con la situazione in Umbria e nelle Marche.Mons. Riboldi, che si è sentito spesso nei giorni scorsi, con mons. Sergio Goretti, vescovo diAssisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, concorda con lui nell’affermare che, “questa emergenza,che ha portato e porta grande sofferenza a molte persone, rappresenta un momentostraordinario per la Chiesa, che si trova ad operare nella strada, là dove la gente piange e sidispera.La comunità ecclesiale é stata strappata alla propria quiete pastorale ed, fin dal primo giorno,è nel vivo del dolore delle persone colpite. E’ questo, in verità, il comportamento delsamaritano del Vangelo: nella disperazione, farsi voce di speranza che non si spegne dopo leprime settimane”. Mons. Riboldi critica l’eccessiva e disordinata affluenza di persone nellelocalità colpite dal terremoto. “Ieri – ha detto – la solidarietà, o forse semplicemente la curiosità,ha prodotto code di auto per 8 chilometri nelle zone terremotate, ostacolando l’opera disoccorso. Bisogna evitare il caos della solidarietà ed occorre impegnarsi amco più nellaricostruzione per evitare che dopo uno o due mesi dal terremoto la gente si ritrovi, dopo tantasolidarietà iniziale, nella totale solitudine”.