Zavoli: “Sulla donazione degli organi, persistono troppi pregiudizi”

Lo ha dettoil giornalista Sergio Zavoli, intervenendo ieri, a Roma, all’apertura dei lavori del XXIVcongresso nazionale della Società Italiana Trapianti d’organo (Sito). Zavoli ha ricordato il dettoevangelico ‘ non c’è amico più grande di chi si dona per noi’ e ha sottolineato che “la Chiesaha espresso, come più non si sarebbe potuto, il suo giudizio morale per sollevare il velo cheun ostinato conformismo culturale, perdurante anche al suo interno, continua a stendere sullaquestione”.Secondo Zavoli, i pregiudizi nei confronti della donazione degli organi nascono dalla “riluttanzaad accettare qualcosa che venga a modificare la propria identità, quello che fa unici e differentida tutti gli altri. Da qui la reazione, con un altro genere di riluttanza, etica e ideologica”.”Occorre – ha detto Zavoli – pensare in modo nuovo alla natura fisica della morte. Oggisappiamo che la cessazione della vita coincide con la morte del cervello ma ciononostante gliorgani dell’individuo possono mantenersi vitali. Sinora l’idea di morte è stata vista come undato incontrovertibile: il cadavere deposto sul catafalco; ora, invece, si è consapevoli che nelcorpo di ognuno ci sono ‘fattori di vita’ pronti per essere trasferiti nelle persone che hannobisogno di aiuto”.Secondo i dati del Sito, oggi in Italia si contano 11 donazioni per ogni milione di abitanti, per untotale di circa 2.000 trapianti l’anno, a fronte di oltre 7.000 richieste.