E’ unmessaggio di “coraggio” quello che suor Anna Mary Mukammwezi, religiosa del Rwanda, halanciato oggi agli 800 giovani religiosi riuniti in Congresso, che al termine del suo intervento sisono alzati in piedi per applaudirla. “L’incomprensibile realtà – ha detto la superiora generale -di vivere senza un marito e dei bambini, di avere buone qualifiche professionali e, nello stessotempo, essere aperte a servire ovunque e a fare ogni cosa, continua a sconcertare in certeculture”. Eppure, questo stile di vita scelto per “vivere non per se stessi ma per gli altri, especialmente per coloro che sono meno fortunati, è un messaggio potente che parla al mondodi oggi più di ogni altro, non importa quanto esso possa sembrare attraente”. “Il solo fatto – haaggiunto suor Anna Mary – di vivere insieme, in gruppi internazionali di diverse culture edambienti, è evangelizzazione. Quando persone di differenti culture ed esperienze vivono inarmonia, il popolo di Dio si meraviglia e desidera esso stesso vivere in questo modo”. Ma “lavita di comunità – ha osservato la religiosa – è esigente” ed richiede “costante vigilanza” pernon cadere nell’individualismo, nella eccessiva dipendenza dai beni materiali, nell’inclinazione”a dimostrare agli altri la propria superiorità”, nello scoraggiamento per le poche vocazioni. “LoSpirito non muore mai – ha concluso suor Anna – anche se siete soli, potete ridare vita allevostre congregazioni. Non perdete tempo a dire che nelle vostre comunità, non ci sonogiovani. Il Signore si serve di voi, oggi. Non andate via, non ditegli di no”.