“Francesco chiamò la morte sorella perché credeva fermamente che con essa la morte non ètolta ma cambiata. Non volle illuderci facendoci credere che il momento del trapasso da unamodo all’altro di vivere sia indolore”. Nell’esperienza tragica del terremoto, si legge in una nota del prossimo numero Sir dedicataalla festa del santo patrono d’Italia, “siamo invitati a condividere la pena di coloro che portanosulle spalle un po’ di quella croce che Cristo ha portato per tutti, per risorgere bisogna passareattraverso il buio tunnel della morte”.San Francesco, si legge ancora nella nota, “ha fatto riscoprire il Vangelo a tante generazioni”ed oggi “raccomanda di ambire un po’ meno al possesso delle cose che si consumano perriservare un po’ più di interesse per quelle che nessuno e niente, neppure un terremoto,possono distruggere o inghiottire dopo averle ridotte in macerie”.Il Santo di Assisi “ha insegnato a credenti e non credenti a lodare Dio attraverso le meravigliedella natura che, anche se non é matrigna, a volte ci avverte in modo brusco, tagliente edolorante che non abbiamo quaggiù dimora permanente”.