Chiusura dei manicomi: La riforma non funziona ancora

A 19 annidall’approvazione della “legge Basaglia” sulla chiusura dei manicomi e a ormai oltre nove mesidal termine ultimo per la loro definitiva soppressione, la situazione per la gran parte degli oltre25 mila ospiti degli ospedali psichiatrici italiani è quanto mai confusa. Lo dice l’on. InesBoffardi, presidente del movimento “Cristiani per servire” che da anni si impegna per farconoscere all’opinione pubblica il reale stato del settore. “Per legge – dice la Boffardi -dovevano sorgere residenze alternative, idonee ad evitare un esodo selvaggio verso l’ignotodei malati. Invece, per lo più si constata la carenza di strutture adeguate, inesistentiprogrammazioni, mancato avvio del progetto-obiettivo ‘Tutela della salute mentale 1994-96’.Possiamo dire che la riforma che voleva reinserire i malati di mente nella vita di relazione, nellavoro, negli affetti, non ha funzionato”. Secondo l’avv. prof. Gaetano Gullotta, esperto dimaterie giuridiche, un aspetto grave della situazione attuale è che “non si è chiarita lacondizione giuridica di queste persone, per la maggior parte considerate per legge interdette ebisognose di un tutore. Ora – si chiede il giurista – se costoro malati di mente non sono più, neconsegue che debba essere revocata la tutela e la curatela, con l’attribuzione in positivo dellapienezza dei diritti di cittadinanza. E tuttavia, con riferimento alle tipologie distributive degli ex-malati di mente, nessuna può considerarsi composta da persone veramente e pienamenteautonome”.