“Il giovane, ieri, come è stato educato? Chi gli ha insegnato dei princìpi?” Questo l’interrogativo di fondo che secondo Ernesto Olivero, fondatore del Sermig (Servizio missionario giovani), sta alla base di tante situazioni di disagio giovanile, compresa quella degli squatter. Olivero, che da anni lavora a Torino a contatto quotidiano con i giovani, si lamenta delle posizioni di tanti adulti, “che dicono che con la droga si può convivere o che comunque bisogna coesistere con questo fenomeno. Si può immaginare come reagiscano i giovani di fronte a messaggi che non rivolgono loro un netto ‘no’ o un netto ‘sì’?” Educare, secondo Olivero, è innanzitutto una “questione di amore”: “I giovani devono avere le possibilità per tirare fuori le loro potenzialità. O capiamo che se ad una montagna togliamo degli alberi prima o poi franerà oppure è inutile fare delle analisi sociologiche sulla frana. Se non lavoriamo sui princìpi, se non inculchiamo nei giovani la voglia di cambiare il mondo, ci troviamo di fronte a fenomeni come quello degli squatter, per cui risulta facile interpretare l’oggi quando avremmo dovuto tentare di dare già delle risposte ieri”. Questo disagio diffuso si può allargare di più, osserva, “ma non bisogna frenarlo con metodi repressivi, bisogna capirlo per indirizzarlo in modo diverso”. A chi accusa gli squatter di non essere disponibili al dialogo risponde che essi “dialogano con chi porta loro dei fatti veri e non dialettica e parole. Certo, è difficile dialogare con delle persone che spesso non hanno più il senso della vita. Valore che si è perso da entrambe le parti, anche tra gli pseudo-filosofi e gli pseudo-animatori”. Per questo, aggiunge, oggi “c’è bisogno di una grandissima credibilità per andare in mezzo a questi giovani e devono essere loro stessi a scegliere gli interlocutori. E anche le istituzioni dovrebbero essere più credibili”. Quindi, per venire incontro alle istanze e al le inquietudini dei giovani, sostiene Olivero, “bisogna essere disponibili notte e giorno all’ascolto, perché hanno anche loro delle ragioni”.