Secondo Giuseppe Ferrari segretario nazionale, del Gruppo ricerca sulle sette, il dossier presentato ieri dal Viminale è uno strumento utile per “cercare di evitare brutte sorprese”. “Tenere gli occhi aperti è compito degli organi istituzionali e della polizia – afferma al Sir – perché esistono aspetti preoccupanti che sono reali. Ma la stampa presenta i fatti in maniera troppo allarmistica. E una pubblicità distorta può ingenerare, nelle persone più fragili, delle tendenze a inserirsi in questi ambienti, oppure si corre il rischio che certi fatti avvengano realmente”. Ferrari spiega che la pericolosità delle sette è di due tipi: “riguarda la sfera psico-fisica dell’individuo, e può estendersi a livello sociale. Ma la miscela esplosiva per la società avviene quando si abbina la dipendenza forte delle persone nei confronti del proprio leader al fanatismo di chi guida il gruppo. Quando il leader ‘impazzisce’ inizia a configurare scenari apocalittici che possono condurre alla distruzione o ad azioni terroristiche”. Ad avviso di Ferrari “in Italia siamo ancora al primo stadio, quello della dipendenza. Come leaders abbiamo dei ‘gran furboni’ che cercano in questo modo di appagare il loro desiderio di dominare sugli persone e di guadagnare economicamente”. Per contrastare il fenomeno delle sette “non servono tanto gli strumenti legislativi e giuridici – sostiene – ma un’azione educativa globale. Bisogna educare le persone a riflettere, a recuperare le capacità critiche, che si perdono nel momento in cui si aderisce ad un gruppo. L’educazione deve partire dai mezzi di comunicazione, che finora hanno trattato il tema con superficialità, mentre è necessario un approfondimento serio”. Ferrari spiega che “il fenomeno tocca tutte le categorie sociali, ed è una costante della nostra epoca. Sono prodotti che attirano perché promettono l’evasione dalla routine quotidiana. La gente vuole fare esperienza di cose nuove , come se fosse al supermercato”.