Volontà di pace, libertà di coscienza e di culto, pluralismo religioso, uguaglianza giuridica sono, secondo il vescovo di Nîmes Jean Cadilhac, alcuni valori ancora attuali frutto dell’editto di Nantes. Nel 400° anniversario dallo storico editto (13 aprile 1598) che riconobbe in Francia l’esistenza di un’altra religione al di fuori di quella cattolica, mons. Cadilhac propone una riflessione sul significato di questo evento. Tra le ragioni che spinsero il re Enrico IV a promulgare l’editto (oltre a quella di “rafforzare il potere centrale”), il vescovo indica la volontà di ottenere la pace civile, che “rimane ancora oggi una necessità a tutti i livelli”. Il riconoscimento della libertà di coscienza sancì inoltre “l’inizio del rispetto della libertà religiosa”, alla base “di tutte le libertà”. La commemorazione di questi 400 anni, sottolinea mons. Cadilhac, invita oggi “a considerare in maniera attenta il modo in cui viene vissuto il pluralismo religioso”. Rispetto al caso della Francia, in cui l’Islam è la seconda religione nonostante i luoghi adibiti a moschea siano nascosti o poco visibili, il vescovo di Nîmes interviene affermando che bisogna “accettare la creazione di luoghi di culto decenti. La situazione attuale rischia di avere degli effetti perversi e, in ogni caso, non è coerente con la dichiarazione del Concilio sulla libertà religiosa”. Altro aspetto importante dell’editto, ricorda, è “il riconoscimento dell’altro come simile anche se diverso”, lezione quanto mai attuale “soprattutto in questa fine secolo, segnata da atti violenti che negano intere categorie di uomini, donne, bambini”.