Da queste tre “implicazioni” – ha spiegato Caselli – discenderà la scansione delle 4 giornate congressuali che cercheranno di realizzare “una interconnessione tra momenti spirituali e di riflessione culturale con altri dedicati all’arte e allo scambio di testimonianze”, fra le quali spiccano quelle di mons. Clemente Riva e di Gigia Cannizzo, sindaco di Partinico, che parlerà del suo lavoro in un contesto mafioso. Istituito nel ’33 con il nome di ‘Movimento laureati di Azione Cattolica”, il Meic conta attualmente un centinaio di gruppi in tutto il Paese ed un totale di circa 5000 persone che aderiscono alle iniziative del Movimento come soci e simpatizzanti. “Per la vasta gamma di professionalità presenti – ha detto Caselli – il Meic offre una ricchezza straordinaria che pensiamo di giocare soprattutto sul progetto culturale della Chiesa italiana e di distribuire sul territorio a partire dalle piccole e medie città”. Alla constatazione di “un progetto ancora fumoso” che “fa fatica ad andare avanti”, il presidente del Meic ha risposto chiedendo di “evitare che il progetto culturale venga inteso come una macchina in cui tutto è chiaro e definito e in cui tutto funziona in relazione a rapporti gerarchici. Fa al contrario perno sulla molteplicità dei carismi e delle competenze presenti nella Chiesa, cercando di creare tutte le occasioni possibili perchè questi carismi e queste competenze si incontrino”. Nel delineare il ruolo e il contributo che l’intellettuale cristiano è chiamato a dare a questo progetto, Caselli fa riferimento ad un motto del 1968: “il possibile è molto più di quello che emerge dal reale”. “Si tratta – ha speigato Caselli – di uscire allo scoperto, senza integralismi ma in nome dell’uomo, perchè la logica del servizio alla storia divenga un servizio di profezia e di speranza”.