E’ questo il messaggio che il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (Meic) lancerà agli intellettuali e agli uomini e alle donne di “questo tempo” a conclusione del VI Congresso nazionale, in programma a Chianciano Terme dal 30 aprile al 3 maggio, su “L’Oltre e i segni dell’oggi – Vivere il tempo tra inquietudini e speranza”. “I Congressi del Meic – ha ricordato il presidente del Movimento, Lorenzo Caselli – si sono sempre rivelati luoghi di approfondimento e di dialogo tra culture e sensibilità diverse. E’ un dialogo che non va alla ricerca di un minimo comune denominatore ma vuole farsi coinvolgere nelle domande, nei dubbi, negli interrogativi ma anche nelle ragioni e nella verità dell’interlocutore. E’ dunque un dialogo impegnativo sul quale vogliamo puntare”. Per questo, le iniziative promosse dal Meic “si inseriscono nella prospettiva del progetto culturale della Chiesa italiana, nella misura in cui – ha spiegato Caselli – abbiamo compreso che la fede ha bisogno della cultura per essere vissuta in modo ‘umano’ e che la cultura ha bisogno della fede per esprimere nella pienezza la vocazione intima dell’uomo”. In questo senso, “la ricerca dell’Oltre – ha fatto notare il presidente del Meic – non è fuga in avanti”. E’ al contrario “impegno a cogliere i segni dei tempi e le domande che l’uomo e la donna di oggi si pongono: chi sono, dove vado, qual è il senso del mio vivere e del mio soffrire”. Agli intellettuali, spettano allora tre compiti che il presidente del Meic riassume così: “saper leggere il presente”; “stare nella transizione con speranza”; “assumere la complessità della storia senza chiusure intimistiche né attivismi frenetici”. (segue)