FAMIGLIA CRISTIANA: PERCHÉ NELLA MESSA SI PARLA DI “FRATELLI” E NON DI “SORELLE”

Questo l’interrogativo che si pone Rinaldo Falsini, sull’ultimo numero del settimanale “Famiglia Cristiana” (n. 16/1998), facendo notare che la richiesta di aggiungere “sorelle” a “fratelli” nella confessione comune dei peccati all’inizio della Messa non è “una sottigliezza” ma la spia di “una nuova mentalità che si sta diffondendo in tutti gli strati sociali” e che tende ad una maggiore valorizzazione della presenza femminile. Nella Chiesa, osserva il teologo, “la donna ha acquistato un ruolo sconosciuto in passato. Nella liturgia la sua presenza diventa sempre più visibile e attiva: dalla proclamazione delle letture alla distribuzione della comunione, alle intenzioni di preghiera e guida del canto, senza contare i servizi meno appariscenti”. L’uso della lingua parlata nella liturgia, continua Falsini, “pone indubbiamente dei problemi nuovi in rapporto alla stessa evoluzione culturale e a quella linguistica. Dopo oltre trent’anni di italiano nella Messa sta crescendo l’esigenza di una sua revisione”, specialmente in concomitanza con la revisione del testo della Bibbia della Conferenza episcopale italiana.