“E’ da auspicare che il governo italiano faccia pressione nei confronti della Turchia giocando la carta dell’aspirazione di quel Paese a far parte dell’Unione Europea per ottenere la liberazione di Dino Frisullo”. Padre Bruno Mioli, direttore dell’Ufficio Immigrati e Profughi della Fondazione Migrantes, si fa interprete della solidarietà di molte associazioni nei confronti di Dino Frisullo, segretario dell’associazione italiana pacifista “Senzaconfine”, arrestato mentre partecipava ai festeggiamenti per il capodanno kurdo e detenuto dallo scorso 21 marzo in un carcere di Diyarbakir con l’accusa di istigazione alla rivolta. “Finora – dice padre Mioli – la Turchia ha trovato nell’Italia una grande alleata, ma qui ci troviamo di fronte non al singolo episodio che riguarda una persona, ma ad un esempio eclatante che dimostra fino a che punto in quella nazione i diritti umani siano violati”. Padre Mioli si augura che “il problema dei curdi diventi sempre più un problema europeo”. “Prima di parlare di Schengen – nota Mioli -, della custodia delle frontiere, occorre far riferimento alla Convenzione di Ginevra, sottoscritta da tutti i paesi europei, che riguarda i rifugiati e i richiedenti asilo. Ed abbiamo tutte le ragioni per affermare che nel caso dei curdi si tratta di veri e propri rifugiati”.