Pubblichiamo di seguito il testo della nota settimanale. Sia pure con alcune insolite scenografie, anche Forza Italia ha celebrato un congresso di partito. E questo fatto conferma che i partiti sono necessari per lo sviluppo e la sana articolazione di una democrazia. Ma è anche vero che la forma-partito tradizionale è oggi in crisi e lo dimostra la progressiva disaffezione dei cittadini, espressa anche nelle vicende rocambolesche delle leggi sul finanziamento pubblico ai partiti, puntualmente sottoposte a referendum abrogativo.Il congresso di Forza Italia conferma che la transizione politica italiana è ancora lungi dall’avere trovato un punto di equilibrio. In effetti lo zoppicante ed incerto bipolarismo italiano è stato soprattutto costruito, allo stato attuale, da Berlusconi. Berlusconi (e il “berlusconismo”) è infatti diventato elemento di polarizzazione (prima vincente e poi perdente), sia al momento della vittoria elettorale del 1994, sia al momento del ribaltone e della conseguente sconfitta elettorale del 1996. Si pone dunque per Forza Italia la sfida di delineare una nuova strategia propriamente politica, rivolta al medio periodo, in particolare a proposito dell’area centrale dello schieramento politico.Per cogliere le linee dell’evoluzione del sistema politico, l’osservatorio privilegiato diventa così la discussione sul progetto di riforma costituzionale. E’ un percorso ricco di incognite che si intreccia anche con l’avvicinarsi del semestre bianco del presidente Scalfaro, il cui mandato scade a metà del 1999. Si tratta di un gioco molto tattico, fatto di mosse contraddittorie, non sempre coerenti. E si riaccende il dibattito sull’utilità stessa delle riforme, che sembrano toccare sempre meno un’opinione pubblica distaccata e perplessa.Evitando con cura ogni coinvolgimento nella vicenda della riforma costituzionale ed anzi non perdendo occasione per demarcare i campi della maggioranza e dell’ opposizione, Prodi ed il governo dell’Ulivo si apprestano a girare la boa del secondo anno. Non si può dire se questo preluda al “partito dell’ulivo” ma la durata del governo resta uno dei pochi punti fermi dell’incerta transizione del sistema politico. Il governo, incassata la carta vincente dell’entrata in Europa, si propone nel documento di programmazione economica e finanziaria per il prossimo triennio obiettivi ambiziosi sull’occupazione e sulla crescita economica. Il dibattito che si è sviluppato in questi giorni avverte tuttavia che vi sono nodi strutturali, in ordine in particolare al rapporto intergenerazionale, che è necessario affrontare. Per questo tema, come per quelli altrettanto rilevanti della famiglia, della scuola e del sistema formativo, della giustizia e dell’equità nelle prestazioni dello Stato sociale, è necessario fare delle scelte di lungo periodo. La struttura sociale italiana sembra oggi caratterizzata da un ceto medio ampio, confuso e disarticolato, che attende risposte. Per ritrovare stabilità ed entrare con serenità in Europa, è necessario promuovere un confronto serio e sereno, oltre le logiche di schieramento politico, che coinvolga tutte le forze vive del Paese.