Miglioramento del criteri dell’iniziativa “Hipc” a favore dei paesi poveri fortemente indebitati, lanciata sei anni fa da Banca mondiale e Fondo monetario; annullamento del debito subordinato all’investimento nello sviluppo umano trasparenza nelle decisioni; introduzione di una “procedura internazionale di insolvenza”: sono queste le principali proposte contenute nel documento sul debito estero e elaborato dalla Caritas intemationalis e dal Cidse (Cooperazione internazionale per lo sviluppo e la solidarietà), due reti organizzazioni cattoliche presenti in 194 paesi. Il documento, dal titolo “Far passare la vita prima del debito”, è stato presentato oggi a Roma.”La questione dei debito estero è urgente e non più procrastinabile – ha detto mons. Diarmuid Martin, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace – Non si può solo puntare il dito contro le istituzioni finanziarie ma occorre guardare alle responsabilità di ogni singolo paese”. A due anni dal Giubileo, storicamente inteso come occasione per “azzerare” i debiti, gli organismi cattolici si mobilitano per chiedere l’annullamento del debito “non pagabile dai paesi poveri”. “Si tratta – ha spiegato Jef Felix, segretario generale del Cidse – di quella parte di debito il cui rimborso impedisce ai governi di rispondere ai bisogni minimi delle popolazioni”. I due organismi ribadiscono, nel documento, la necessità della “trasparenza” in tutte le decisioni che verranno prese da governi e istituzioni finanziarie e la creazione di una nuova struttura che regoli i rapporti internazionali su questo piano.