“La decisione dell’arcivescovo di Torino, card. Giovanni Saldarini, di delegare a tutti i preti, diocesani ed extradiocesani, presenti in città in occasione dell’Ostensione della Sindone, la facoltà di rimettere la scomunica per il caso di delitto di aborto procurato, senza l’onere del ricorso (entro un mese, al vescovo o suo delegato n.d.r.) , va inquadrata nel particolare clima di risveglio spirituale che ci si attende dall’evento dell’Ostensione stessa”: così dichiara al Sir il Cancelliere arcivescovile di Torino, mons. Giacomo Maria Martinacci, che insieme con il card. Saldarini ha firmato il decreto in questione. La decisione deve essere – secondo mons. Martinacci – collocata “nella sua cornice ecclesiale, spirituale e del diritto canonico. Infatti – spiega – il decreto afferma che per l’Ostensione affluiranno nella città di Torino moltitudini di fedeli e che questo evento è un tempo di grazia che potrà tradursi in sentimenti di conversione, frutti di penitenza e di novità di vita fino a risvegliare molte coscienze”. In effetti si prevede che i pellegrini, oltre i 900 mila già prenotati, potranno superare largamente il milione e mezzo. Qualcuno parla di due milioni. “Offrire una occasione di penitenza e riparazione – prosegue il Cancelliere arcivescovile – è subito parso all’arcivescovo un fatto positivo. Del resto il decreto sottolinea che tale delega a tutti i sacerdoti è eccezionale, limitata al periodo dell’Ostensione e valida solo per la città di Torino, quindi strettamente collegata all’evento che vi si celebra. Il decreto parla di ‘misericordia del Padre nei confronti di chi è pentito del delitto commesso’ come pure di favorire ‘l’esperienza della misericordia del Salvatore, che la Chiesa professa e proclama’. Vorrei ricordare che questo decreto non riguarda solo le donne che hanno abortito, ma anche tutti coloro che hanno avuto parte attiva nel procurato aborto”.Nel decreto il card. Saldari ni, oltre agli articoli del Codice di Diritto Canonico, cita l’enciclica di Giovanni Paolo II, “Evangelium vitae” laddove il Papa, tra l’alro, scrive: “Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancora rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza …Vi accorgerete che nulla è perduto e potrete chiedere perdono anche al vostro bambino, che ora vive nel Signore…Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l’accoglienza e l’attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell’uomo”. (E.V. n.99)