NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale Sir.Vale la pena di ricordarlo questo cinquantesimo anniversario del 18 aprile 1948, la decisiva vittoria elettorale dei partiti democratici contro il Fronte popolare, che ha orientato la storia della nostra Repubblica dalla parte giusta.Certo è un anniversario un po’ particolare. Per lungo tempo ricordarlo è stato considerato “politicamente scorretto” perché è la data della grande contrapposizione tra democrazia e comunismo. Il comunismo di Stalin, dei gulag, della presa violenta del potere nei Paesi dell’Europa centrale ed orientale.”Politicamente scorretto” per altri due motivi: il primo è il ruolo importante della cultura di sinistra, gramscianamente protesa all’egemonia, da sempre restia a misurarsi fino in fondo con il modello sovietico e quel marxismo-leninismo che per qualche leader di oggi non sarebbe mai esistito. Del resto, e non senza fondamento, qualcuno oggi addirittura sostiene che Togliatti, stretto collaboratore di Stalin e leader del comunismo italiano, non avrebbe desiderato una vittoria del Fronte, consapevole delle conseguenze che essa avrebbe avuto.Un secondo motivo di “oblìo” sta nella successiva evoluzione del sistema politico italiano in senso tendenzialmente centripeto e non competitivo. Ha avuto più fortuna la formula dell'”arco costituzionale” che il ricordo della “grande contrapposizione”.Eppure una breve riflessione su questa data è utile soprattutto da due punti di vista, uno strettamente storiografico, un altro più ampiamente culturale e civile.Di fronte a ricostruzioni (prettamente ideologiche) della storia dell’ultimo cinquantennio ispirate all’idea di un “doppio Stato”, di una doppia legittimità, tendenti ad accreditare una vicenda di apparati deviati, parallela ed in taluni casi sovrapposta a quella delle istituzioni, il 18 aprile ricorda l’importanza sia del suffragio universale, che del pronunciamento dei ci ttadini per un modello di democrazia europeo ed occidentale, che si è confermato essere senza alternative in Europa e nel mondo.Nello stesso tempo questo anniversario pone la questione di un sistema politico debole, e della “solitudine” di De Gasperi e di Sturzo, che negli anni della prima legislatura si trovarono di fronte al problema, che non ebbe stabile soluzione, del “consolidamento” istituzionale e non soltanto politico.Rileggere le parole di questi due statisti risulta oggi di grande attualità, in ordine proprio al problema della libertà e dello sviluppo della democrazia. Ed invita a porre anche la questione dell’evoluzione del partito della Democrazia Cristiana, protagonista della ricostruzione italiana, disgregatosi all’inizio degli anni Novanta.Siamo così al secondo ordine di riflessioni, suggerite da questa data emblematica: il coraggio della scelta. Cosa significa oggi fare le scelte giuste? La questione sembra porsi soprattutto a livello culturale e civile. Probabilmente il vero punto sta nel coraggio di fare scelte di valore, tenendo presente il monito della Centesimus annus: una democrazia senza valori si converte in forme di totalitarismo aperto oppure subdolo. Non si tratta di imporre qualcosa per decreto. Ma senza la capacità di mettere in fila le cose, di indicare delle priorità, la convivenza si degrada in una prevaricazione del più forte, in un materialismo senza speranza. Ecco allora la necessità di ribadire con chiarezza l’idea giusta di libertà, la dignità della persona, il significato della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, il valore dell’educazione e del lavoro…Sono dati fondamentali. Lo ha ricordato Giovanni Paolo II il giorno di Pasqua agli italiani: “Possa la grande tradizione di fede e di civiltà, della quale l’amata Nazione italiana va giustamente fiera, orientarne anche l’attuale cammino verso il nuovo millennio”.Senza contrapposizioni e se nza barriere, al di là degli steccati che il nuovo secolo dovrebbe finalmente lasciarsi