La campagna nazionale “Chiama l’Africa” (alla quale aderiscono 250 associazioni) critica i direttori dei maggiori quotidiani italiani ai quali si era rivolta, giorni fa, con una lettera che chiedeva di “mettere l’Africa in prima pagina” il 7 aprile, anniversario del quinto centenario della colonizzazione del continente. Incuranti dell’appello, le grandi testate “non hanno dedicato neanche poche righe” a questo tema, dimostrando “le solite orecchie da mercante – commenta Eugenio Melandri, coordinatore della campagna -, perdendo una buona occasione per svolgere il ruolo che gli è proprio: quello della memoria storica, del racconto, della denuncia e dell’impegno civile”. Melandri osserva che i direttori dei principali quotidiani “parlano di Africa solo in caso di tragedie, guerre e visite dei leader internazionali”. La dimenticanza della ricorrenza, precisa, “è una triste pagina che non mette in rilievo un fatto storico così importante né l’impegno della società civile italiana”. Il Papa, nell’udienza generale di oggi, salutando i volontari della campagna “Chiama l’Africa” è tornato ad auspicare una “soluzione” per il problema del debito estero dell’Africa, e “regole politiche ed economiche innovative” che permettano agli africani “di essere artefici del proprio sviluppo”. “Forse domani”, citando il Papa, questi quotidiani “si ricorderanno della nostra lettera”, dicono i responsabili della campagna: “Hanno però dimostrato che i rapporti con l’Africa sono ancora disuguali. Anche a livello di informazione”. Intanto, a questo proposito, le diocesi italiane sono state invitate dall’Ufficio nazionale Cei per la cooperazione missionaria tra le Chiese a dedicare questo mese di aprile all’Africa, organizzando veglie di preghiera, momenti di incontro ed iniziative varie collegate alla campagna “Chiama l’Africa”.