Questa mattina nella Sinagoga di Roma, una delegazione del Segretariato Cei per l’ecumenismo e il dialogo guidata da mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo di Perugia (presidente dello stesso Segretariato) e composta, tra gli altri, da mons. Alberto Ablondi e mons. Clemente Riva si è incontrata con una rappresentanza della comunità ebraica di Roma di cui, tra gli altri, facevano parte Elio Toaf, Rabbino Capo di Roma e Tullia Zevi presidente dell’Unione delle comunità ebraiche d’Italia.Nella lettera, a firma di mons. Chiaretti, consegnata a Toaf, si legge tra l’altro: “In questi giorni ricordiamo i 150 anni delle libertà civili concesse da Carlo Alberto ai valdesi ed agli ebrei nel suo Regno: ed è ricordo gioioso che ci ritrova partecipi. Ma ricordiamo anche i 60 anni dalle leggi razziali, antiebraiche in Italia: ed è un ricordo dolorosissimo che ci interroga e inquieta”.Continua mons. Chiaretti: “E’ vero, come Lei ha detto, signor Rabbino, ‘vi fu in Italia antisemitismo di Stato e non di popolo’; ma questo fatto non toglie che si tratti d’una pagina oscura della storia recente del nostro Paese: la comunità ecclesiale, anche per lunga acritica coltivazione di ‘interpretazioni erronee ed ingiuste della Scrittura’ (Giovanni Paolo II), non seppe esprimere energie capaci di denunciare e contrastare, con la necessaria forza e tempestività, l’iniquità che vi colpiva. Scattò però la solidarietà umana e cristiana della gente…”.Ricordando l’impegno della Chiesa italiana “per una corretta presentazione dell’ebraismo nella predicazione e nella catechesi”, l’arcivescovo ha commentato: “Dopo indicibili sofferenze, la verità ha vinto sulla menzogna. Tale vittoria è però sempre fragile, ha bisogno di continua vigilanza e di permanente conversione”. Tornando alle tragiche vicende storiche, che “non vogliamo e non possiamo” dimenticare, mons.Chiaretti ha aggiunto: “Lasciamo agli storici di fare del loro megli o per ricostruire la verità dei fatti ancora intrisi di emotività. Quanto a voi, solo l’Eterno sa attraverso quale iniqua e immane tribolazione siete passati, rimanendo eroicamente fedeli alla vocazione di testimoni del Suo nome. A noi è chiesto di accelerare la rimozione di pregiudizi e ingiustizie e di favorire stima e rispetto, aprendo la mente e il cuore alla fraternità che ci accomuna nell’amore dell’unico Signore e Padre. E’ un cammino di purificazione delle memorie per il quale chiediamo fiducia e benevolenza, oltre che il perdono del Signore.E’ un segno di pacificazione che vorremmo condiviso per darne testimonianza insieme in questo nostro tempo ancora così discorde e lacerato, collaborando alla difesa della libertà e della giustizia, dei diritti civili e religiosi di tutti gli uomini, a cominciare dal nostro Paese e dovunque tra i popoli”.