Un lutto per Roma, ma anche “un lutto per la nazione”. Così il card. Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha definito la tragedia del crollo di un palazzo a via di Vigna Jacobini, nel quartiere Portuense, in seguito al quale hanno perso la vita 27 persone. Nell’omelia della Messa di esequie per 13 delle vittime, che si è svolta oggi a Roma nella Basilica di S. Paolo fuori le mura, il cardinale ha definito la tragedia del Portuense “del tutto singolare e inattesa: queste persone sono morte nel sonno, mentre riposavano tranquille nella propria casa, che è il luogo e quasi il simbolo della sicurezza e della protezione. Questa sciagura – ha aggiunto Ruini – mette tutti noi davanti alla condizione umana: alla fragilità della nostra vita, sottoposta ad una apparente causalità, come ogni altra realtà terrena”. Di qui “la domanda più profonda, che cova dentro di noi: perché tutto ciò è accaduto a queste persone e a queste famiglie? Cosa rimane, adesso, della loro vita e di tutto quello per il quale esse sono vissute?”. La fede, ha spiegato il cardinale, “non ha una risposta specifica”, ma “una risposta che abbraccia tutti questi fatti, tutte le morti e le tante sofferenze di chi rimane”: Gesù Cristo, “morto per noi in croce e risorto: una risurrezione che non è una pia favola consolatoria, ma una realtà tanto sorprendente e misteriosa quanto storicamente solida e attestata”. Questa risposta, ha concluso il vicario del Papa, significa che “Dio è vicino, che la morte non è l’ultima parola”. Il cardinale, all’inizio dell’omelia, ha sottolineato “la vicinanza operosa di quanti si sono prodigati con totale dedizione nel duro lavoro di soccorso ed hanno avuto la ricompensa di aver sottratto due vige alla fine ormai imminente”. Un “vivo apprezzamento per quanti in vario modo si sono prodigati fin dai primi momenti nelle operazioni di soccorso” è stato espresso anche dal Papa, che in un telegramma inviato al card. Ruini ha partecipato il suo “profondo cordoglio” ai congiunti delle vittime “per il grave lutto subito”.