Lo ha detto Alfredo Carlo Moro, presidente del Centro nazionale di documentazione sull’infanzia, intervenendo oggi, a Roma, alla presentazione di una “Carta della qualità” dei minori, redatta dal Centro Nazionale delle Comunità di Accoglienza (Cnca) per proporre un “atto di intesa” tra Stato e regioni sugli “standard” qualitativi dei servizi ai bambini e ragazzi in difficoltà. Anticipando alcuni dati di una ricerca del Centro da lui presieduto, i cui risultati saranno resi notitra breve, Moro ha precisato che, dei 16 mila minori ospitati dagli istituti, “solo il 14% è nella fascia di età tra 0 e 6 anni; il 54% è tra i 7 e i 14 anni e il 32% tra i 15 e i 18”. “Se pensiamo – ha commentato il relatore – che negli anni sessanta i minori in istituto erano 300 mila, ci rendiamo conto che la cultura della ‘de-istituzionalizzazione’ si è rivelata vincente, e ha contribuito a rendere i minori soggetti di diritti”. Il 40% dei ragazzi che si trovano in un istituto, ha aggiunto però Moro, rimane per più di due anni in tali strutture: “ciò è indice – secondo il presidente del Centro nazionale di documentazione sull’infanzia – della difficoltà di risolvere alla radice i problemi dei ragazzi in difficoltà, consentendo loro il ritorno in famiglia”. Di qui l’importanza, ha concluso il relatore, delle comunità di accoglienza, “come strumento per dare risposta ad un diritto fondamentale del minore: il diritto all’educazione, che consente di aiutare i ragazzi a sviluppare nella maniera più adeguata il processo di strutturazione dellaidentità personale e di integrazione nella realtà sociale”. Dei 234 gruppi aderenti al Cnca, hanno spiegato i promotori dellaincontro, quelli che si occupano di minori e adolescenti in difficoltà sono 138 in tutta Italia, di cui 59 in modo prioritario. Nel 1997 sono stati oltre 16 mila i minori contattati; di questi, circa 4.500 sono stati presi in carico (tra cui 285 dell’area penale). ” “” “” “