NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir

Passa alla Germania la presidenza dell’Unione europea, dopo il nulla di fatto del vertice di Vienna. All’ordine del giorno erano il Patto europeo per l’occupazione, questione di grande rilievo politico, e le scelte strutturali che l’Unione deve necessariamente fare per il suo ulteriore sviluppo. Anche per queste si è scelto il rinvio e così non ci sono state decisioni sulla politica estera e di difesa comune, sulla revisione del bilancio e di conseguenza sulla revisione della politica agricola e sui progetti di infrastrutture europee.” “Il passaggio alla Germania dell’onere di predisporre queste decisioni è ricco di incognite. Il duo socialdemocratico Schroeder-Lafontaine finora sembra avere offerto, sul piano europeo, soltanto un chiaro segnale: la volontà di girare pagina rispetto all’èra Kohl. Se il padre della riunificazione si considerava anche uno dei fondatori dell’Europa unita (e appunto a Vienna è stato insignito del titolo di “cittadino d’Europa”), i suoi successori si sentono in primo luogo portatori del punto di vista e degli interessi tedeschi. Si profila così un duro negoziato, a partire proprio dalla quota di contribuzione tedesca al bilancio dell’Unione, oggi fortemente sbilanciata sul dare piuttosto che sull’avere. Si tratta tuttavia di uno sbilancio più contabile che sostanziale, in quanto la Germania ha sempre ricevuto, con gli interessi, quanto ha versato nelle casse europee.” “Tuttavia già l’impostazione del negoziato – in termini che, come molti hanno osservato a Vienna, sarebbero piaciuti alla signora Thatcher – dimostra che un cambiamento è in atto. E probabilmente ad interpretarlo sarà proprio la nuova socialdemocrazia tedesca.” “Si profilano, anche per i Paesi dell’Unione, anni di bilanci magri, di scarsi margini di movimento. La prima tentazione è stata quella di ammorbidire l’indirizzo di rigore monetario, accennando ad un contrasto con la neonata Banca europea. Ma anche le leadership socialdemocratiche hanno compreso che si tratterebbe di una strada suicida, destinata a minare alla radice la credibilità della nuova moneta. Così, nonostante le unanimi dichiarazioni di intenti, emerge una seconda e più facile strada che, pur ponendo e dichiarando l’obiettivo di un Patto europeo per il lavoro, indirizza le risorse all’interesse nazionale.” “A livello di Unione, insomma, la congiuntura grigia che caratterizza questi anni e pare destinata ad allungarsi sul breve periodo, sembra portare ad un riflesso difensivo, con la sostanziale decisione di rinviare le scelte strutturali di innovazione che pure dovranno essere fatte.” “D’altra parte Jospin, e soprattutto Schroeder, hanno vinto le elezioni nei due Paesi-chiave dell’Unione grazie a questo programma. Parlare di interesse nazionale, in una situazione di mercato sempre più aperto ed interdipendente, assume un significato nuovo e non ben definito. Si rischia di penalizzare soprattutto quei sistemi-Paese meno compatti ed efficaci.” “L’Italia, dopo la rincorsa ai parametri, è ancora una volta chiamata ad una partita complessa, in cui rischia di partire penalizzata. La sfida europea è aperta, ma deve essere giocata dal sistema-Paese nel suo complesso. Compito della politica, in un Paese come il nostro, è quello di favorire ed allargare la presenza, l’iniziativa e l’opera dei diversi soggetti sociali ed istituzionali che rappresentano la ricchezza e la risorsa italiana.” “Riusciranno tutti gli attori politici a comprendere questo dato, a superare la corta strategia della sopravvivenza o del conflitto? Le prime verifiche sono attese già all’inizio del 1999, con la sensazione che il tempo a disposizione non sarà più molto.” “