Il nome del “radicalismo vincente”, in cui “l’egoismo dei singoli è il nuovo feticcio assoluto”, anche in Italia alcune forze politiche stanno portando avanti una “campagna anti-famiglia”. Questa la tesi di mons. Giuseppe Cacciami, che sull’ultimo numero de “L’Azione” (il settimanale della diocesi di Novara) fa notare che “nel tentativo di porre sullo stesso piano la famiglia fondata sul matrimonio e le ‘unioni di fatto’, si delinea una nuova caricatura del matrimonio”, sintetizzata da “una comoda formuletta che condensa in sé alcuni vantaggi propri del matrimonio (quelli di natura economica e patrimoniale, anche relativi all’eredità, alle successioni, alla previdenza sociale, alle locazioni, ecc.) e manda invece al macero, con entusiasmo giacobino, ogni altro valore morale e sociale di stabilità familiare”. In parole povere, aggiunge il direttore, “saranno aboliti ogni obbligo di fedeltà, ogni dovere di convenienza, ogni responsabilità di soccorso reciproco, ogni impegno di mantenimento della ‘famiglia’”. Burocraticamente, basta una firma al “patto”, che “durerà fino ad avviso contrario dei contraenti. O anche di uno solo di essi”. Di fronte a questo “carnevale ideologico”, il cui obiettivo è l’uomo solo “senza padre, né madre, né Dio, né predecessori, né successori”, occorre considerare che saranno i bambini “le vittime di questa folle saga di una cultura impazzita”. Per questo, conclude il direttore, “il dovere dei cristiani oggi coincide con le sorti stesse della civiltà umana”.