Ha festeggiato da poco i 25 anni di vita, la “Comunità dei giovani” di Verona, e ancora mantiene “una propria originalità di impostazione e si è conquistata con la sua caparbietà l’autentico marchio di fabbrica salesiano”. Così l’ultimo numero di “Testimoni”, settimanale dei padri dehoniani di Bologna, presenta la storia della comunità di accoglienza fondata nel ’72 da don Sergio Pighi, salesiano, ad Albarè-Costernano, in provincia di Verona. Nata accogliendo i giovani “barboni” senza casa, costretti a dormire sulle panchine dei giardini adiacenti alla stazione, la “Comunità dei giovani” si è aperta all’accoglienza dei giovani usciti dalle carceri, molti dei quali venivano seguiti da don Sergio nella sua attività di cappellano. “Scelta educativa prioritaria – si legge nell’articolo di “Testimoni” – è ad Albarè il lavoro”, inteso come attività faticosa, ma adatta per aiutare questi ragazzi “difficili” a superare le caratteristiche più “dolenti” del proprio carattere: “Instabilità, mancanza di senso di responsabilità, assoluta incapacità di sacrificio e di adattamento ai ritmi comuni”. Nel ’79 la Comunità ha creato una “Cooperativa di lavoro”, un “primo laboratorio vero e proprio, avviato con l’aiuto di artigiani locali sensibili ai problemi di questi ragazzi”; il sostegno e la partecipazione dei laici, infatti, sono fin dall’inizio una nota peculiare della “Comunità dei giovani”. Nel frattempo, con l’aiuto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, è nata la prima Comunità alloggio femminile per minorenni.