VERONA FEDELE: LETTERA DA ALBERTO SAVI (“UNO BIANCA”)

Il carcere non è solo “il luogo del castigo”. E’ quanto si legge sull’ultimo numero di Verona Fedele, in risposta ad Alberto Savi, il pentito della tristemente famosa “Uno bianca”, che ringrazia in una lettera, il settimanale diocesano di Verona per aver ospitato un articolo sull’opera del volontariato e il carcere militare di Peschiera del Garda, dove Savi è rinchiuso. “Verona Fedele – si legge sul settimanale – è da sempre sensibile per far sì che il carcere, più che il luogo del castigo, sia il tempo dell’espiazione e del recupero, senza indulgere a quel buonismo superficiale e irresponsabile, che non aiuta né il cambiamento autentico dei carcerati, né la fiducia della gente”. Sugli stessi registri insiste la lettera di Savi, per il quale “il carcere è indubbiamente il luogo dove degli essere umani espiano delle pene, per aver violato delle norme, dove altri espiano delle pene perché vittime di errori giudiziari, e altri ancora sono in attesa di giudizio: in ogni caso in carcere ci sono degli esseri umani, i quali colpevoli o innocenti, per chi crede in Dio e di conseguenza in Gesù, sono figli di Dio”. Oggi, continua Savi, viviamo invece “in una cultura altamente narcisistica, che non ascolta le esigenze dell’altro”.