Lo ha detto oggi il Papa, incontrando i parroci di Roma. Giovanni Paolo II ha ricordato che i sacerdoti sono “chiamati ad entrare per primi in quella dinamica, in quel movimento spirituale che è proprio della missione”. Per questo, ha aggiunto, “nutrire pessimismo circa la possibilità e l’efficacia della missione sarebbe un peccato contro lo Spirito Santo, una mancanza di fiducia nella sua presenza e nella sua azione”. E’ lo Spirito Santo, ha spiegato il Papa, che “ci rende capaci di amare i fratelli con quello stesso cuore con cui li ha amati Gesù”, per portare “una nota di fiducia e di speranza, rinsaldare vincoli familiari indeboliti o sul punto di rompersi, offrire un segno tangibile del fatto che Dio non si dimentica di nessuno”. Con l’inizio della Quaresima, la diocesi di Roma è entrata nel “cuore” del secondo anno della missione cittadina, voluta proprio dal Papa in preparazione del Giubileo. “Sono almeno 16 mila – ha reso noto il cardinale vicario, Camillo Ruini, salutando il Papa a nome del clero romano – i missionari che in questa Quaresima visitano le famiglie di Roma: 12 mila di essi sono laici e 3 mila sono le religiose”, a cui si aggiungono un migliaio di sacerdoti, diocesani e religiosi, che “operano nelle parrocchie di Roma e che ora in queste stesse parrocchie si fanno missionari”. Anche i seminaristi del Seminario romano, per quindici giorni, si dedicheranno totalmente alla missione, che, oltre alla visita alle famiglie, prevede i centri di ascolto del Vangelo nei caseggiati e la celebrazione settimanale della Parola di Dio nelle chiese parrocchiali”.