IL SUCCESSO DELLA MISSIONE DEL SEGRETARIO GENERALE DELL’ONU

Pubblichiamo integralmente la nota del Sir dedicata alla missione del Segretario Generale della Nazioni Unite, Kofi Annan, a Baghdad. «Mai nulla è definitivo in diplomazia, e meno ancora nella tormentata area del vicino oriente. Ma il protocollo firmato a Baghdad dal segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, e dal vice premier iracheno, Tariq Aziz è una buona notizia. Certamente i problemi restano. Resta aperta la questione dell’assetto degli equilibri strategici nell’area dal Golfo Persico all’Africa del Nord. Restano le questioni di politica interna che, tanto in Iraq quanto negli Stati Uniti, avevano spinto ad una nuova escalation. Ma restano anche le prospettive positive disegnate da un dialogo fortemente voluto dalle diplomazie europee e dall’Italia, che è stato in grado di scongiurare il ricorso alle armi.E’ forse questo il dato più nuovo e rilevante. Molto tempo e molte guerre sono passate da quando, nell’ottobre 1965, Paolo VI per la prima volta visitò il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite per esclamare “Mai più la guerra!”. Eppure lentamente qualcosa si è mosso. L’appello lanciato da Giovanni Paolo II all’inizio di febbraio è stato raccolto: “La Santa Sede – aveva detto il Papa – non può che incoraggiare tutti coloro che si stanno impegnando per continuare le trattative, al fine di scongiurare azioni di guerra e favorire un cammino di pace”. Aveva invitato alla preghiera ed aveva ripetuto con convinzione: “I conflitti armati non risolvono i problemi, ma creano maggiori incomprensioni fra i popoli”.Di qui occorre ripartire. Questa nuova crisi irachena è un ulteriore passaggio di un momento di incertezza e di riassetto degli equilibri mondiali. Grande importanza ha in questo momento il ruolo degli Stati Uniti, che restano l’unica “superpotenza”, e nello stesso tempo la loro capacità di dialogo e di confronto con le diverse potenze regionali, dalla Cina alla Russia, dal Giappone ai maggiori paesi dell’Unione Europea. Si tratta di costruire una rete di rapporti (e di gerarchie), in cui trovino spazio anche le istituzioni internazionali, quelle Nazioni Unite alla faticosa ricerca di una nuova identità e di un ruolo efficace, che risulta comunque sempre più necessario.E’ un passaggio molto difficile e forte può essere la tentazione di imboccare scorciatoie, come per la crisi irachena. E’ comunque un processo necessario, che deve essere sostenuto non solo dalle diplomazie e dalle grandi reti di interessi multinazionali, ma anche dall’opinione pubblica e da tutti coloro che credono nella pace e nella giustizia, grandi valori, ma anche concretissime opzioni di sviluppo per tutti».