Lo scrive Brunetto Salvarani sul prossimo numero di “Settimana”, il settimanale di attualità pastorale dei dehoniani di bologna. Fino a qualche anno fa, l’accoglienza dell’altro “poteva apparire esercizio retorico, o tutt’al più – prosegue il giornalista – il frutto di un interesse di carattere intellettuale; ora invece, ciò che rende tale questione bruciante e attualissima è la definitivamente avvenuta irruzione di quell’altro nel nostro scenario sociale, oltre che nel nostro immaginario collettivo”. Sono l’irruzione “silenziosa” degli immigrati giunti dal “mondo della povertà e della fame” e quella “più fragorosa” dei profughi in fuga da nazioni in profonda crisi come Albania e Kurdistan. Salvarani fa notare come questi flussi immigratori pongano “vistosi interrogativi” anche alle religioni e alle chiese cristiane e sottolinea come “l’affacciarsi al nostro orizzonte di culture lontane” stia trovando gli occidentali “impreparati, se non addirittura sgomenti”: “Spesso – prosegue il giornalista – non siamo in grado di sopportare questo incontro, non possediamo gli strumenti adatti per una qualche comprensione, prima ancora che per un vero e proprio dialogo: e così ci si trova preda della paura, di una xenofobia che genera facilmente in un clima di razzismo”. In questo contesto ai credenti e alle chiese spetta un compito che Salvarani definisce “storico”: divenire “educatori al volto dell’altro, accettando coraggiosamente – si legge nell’articolo – la sfida che viene loro dall’incontro con donne, uomini e civiltà differenti”.