Una legge che può essere “giusta ed efficace”, a patto però che la sua attuazione “non venga lasciata all’interpretazione di singoli funzionari del Ministero degli Interni”. Questo il paree delle Acli sulla nuova legge per l’ immigrazione, cui le Acli stesse – si legge in una nota – hanno dato un contributo, insieme con altre forze dell’associazionismo laico e religioso. “La ‘bussola’ che ci ha guidato – spiegano le Acli – è una buona sintesi tra prescrizione di doveri e tutela di diritti: scoraggiare la clandestinità degli ingressi e soprattutto la tratta degli immigrati da parte delle organizzazioni criminali; garantire stabilità e cittadinanza a coloro che entrano regolarmente”. Questi, si legge nella nota, gli obbiettivi raggiunti, su cui le Acli garantiscono e chiedono “collaborazione e impegno. Un impegno, prima di tutto, per una regolarizzazione che tolga dalla clandestinità coloro che comunque già sono entrati nel nostro Paese”. “Se istituzioni e forze sociali – si legge ancora nel comunicato – potranno operare con trasparenza e certezza del diritto, allora si potranno davvero prefigurare, anche per gli immigrati, concreti percorsi di cittadinanza e di esercizio di partecipazione civile. Fino a quel diritto di voto che in questa legge non ha trovato spazio”.