“Finchè siamo in tempo fermiamo l’infernale macchina della guerra che in questo momento minaccia l’Iraq e la sua popolazione già stremata da sette anni di embargo disumano”: è l’appello lanciato dalla Caritas Italiana e rivolto in particolare al Governo del nostro paese, perchè faccia ogni sforzo diplomatico e politico, nelle sedi opportune, per evitare il ricorso alla forza. Secondo la Caritas, infatti, anche sulla base dell’appello lanciato dal Papa nel suo Messaggio al Corpo diplomatico accreditato in Vaticano, del gennaio scorso, “l’uso della violenza per ‘ridurre alla ragione’ uno Stato inadempiente e indifferente rispetto agli impegni assunti in sede internazionale” non è accettabile. A pagare le conseguenze di un conflitto sarebbero, ancora una volta, “i deboli e gli innocenti” che sconterebbero “le colpe delle quali non sono responsabili”. Secondo la Caritas Italiana occorre chiedere all’Iraq “di fare la propria parte per la soluzione della crisi, assumendo un comportamento trasparente e responsabile relativamente al proprio arsenale bellico” e nel contempo occorre anche “chiedere la cessazione dell’embargo che da sette anni minaccia l’esistenza stessa della popolazione civile irachena: sono oltre un milione, di cui la metà bambini, i morti a seguito delle sanzioni economiche”. L’invito al Governo italiano è di “fare di tutto perchè la trattativa sia condotta dalle Nazioni Unite, non lasciandosi coinvolgere in giochi politici il cui prezzo è la vita umana”.