I NUOVI COMPITI DELLA CHIESA NELLE CAMPAGNE

“Il ruolo della Chiesa nelle campagne sta cambiando, ma i suoi compiti non sono affatto esauriti”, afferma Giorgio Osti, sociologo dell’Università di Trtieste, in un’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir. “Un tempo, – prosegue Osti – l’associazionismo nelle campagne è sorto grazie all’opera di sacerdoti intraprendenti che hanno messo insieme i contadini e hanno fatto prendere loro coscienza dei propri diritti. Oggi la Chiesa è chiamata a portare un contributo in maniera nuova rispetto al passato. Faccio solo due esempi: le aree rurali dove più massiccia è l’immigrazione e le zone turistiche. Nelle prime, la Chiesa è chiamata ad intervenire a difesa dei diritti e della dignità degli immigrati e a scongiurare conflitti dovuti alla convivenza ‘multietnica’. Nelle zone rurali più interessate dal turismo, invece, i sacerdoti sono chiamati ad andare a cercare, ad incontrare i nuovi ‘nomadi del divertimento'”. “La secolarizzazione – nota ancora il sociologo – sta avanzando e si manifesta in forme sempre diverse da quelle che si immaginavano. Per un certo periodo, infatti, si è corsi dietro alla polemica anticlericale, anticristiana. Mentre, in realtà, il vero pericolo era rappresentato dalla scristianizzazione e dalla crescita dell’indifferenza religiosa. A mio avviso, oggi, in un mondo che urla e che protesta, la vocazione della Chiesa è quella di lavorare nel silenzio, a piccoli passi, accanto alla gente”, tanto in città, quanto in campagna.