“L’avvio del processo di allargamento a dieci nuovi Paesi dell’Europa dell’Est e a Cipro è un momento storico” per l’Unione europea. Lo scrive Rafaël Yegles sull’ultimo numero di “Europe Infos”, il mensile della Commissione degli Episcopati della Comunità europea (Comece). Yegles, redattore capo dell’organo ufficiale della Comece, riflette sul ruolo della Chiesa cattolica “in un’Europa di 370 milioni di abitanti alla quale si uniranno, progressivamente, 110 milioni di vicini dell’Europa centrale e orientale e di Cipro”. L’editorialista ricorda, a questo proposito, “la missione importante che fa capo alla Chiesa e che i vescovi della Comece hanno riassunto in una recente dichiarazione sull’allargamento dell’Unione europea: ‘la riconciliazione e la comprensione, – avevano scritto i vescovi europei – l’amicizia e la stima delle altre identità culturali non si comandano dall’alto. Esse crescono a poco a poco, a partire dagli incontri tra persone e piccole comunità dell’Est e dell’Ovest. Noi consideriamo la collaborazione a questo compito come un contributo naturale delle Chiese all’unificazione del continente'”. E’ giunto il momento, afferma Yegles, che la Chiesa metta “in pratica questa dichiarazione”.Il 20 e 21 febbraio a Bruxelles, il Comece ha organizzato un congresso su “Euro ed Europa” al quale parteciperà anche una rappresentanza della Cei.