“La condizione di infermità e il desiderio di recuperare la salute vi rendono testimoni privilegiati della fede e della speranza”, ha detto oggi il Papa rivolgendosi agli ammalati, nel corso della tradizionale udienza del mercoledì. E gli ha fatto eco il Segretario di Stato, card. Angelo Sodano, nell’omelia pronunciata a Loreto nella messa per la VI Giornata mondiale del Malato, che si celebra oggi. “La Chiesa chiede che l’uomo ammalato venga rispettato nella sua dignità e curato nella globalità delle sue dimensioni”, ha detto il card. Sodano. La malattia, “grande spina nel fianco dell’umanità, continua ad esserlo anche nel nostro tempo – ha osservato il porporato -, nonostante i mirabili progressi della medicina. L’uomo avanza nella conquista dello spazio ma fa fatica ad impadronirsi di se stesso”. Di fronte alla malattia, ha ricordato, “l’uomo contemporaneo si sperimenta più fragile che nel passato” e l’uomo malato, in una società “dove si corre sempre” e dove si ha “sempre meno tempo per gli altri”, si ritrova “affettivamente più solo”, e “la solitudine è certamente più amara in colui che, per somma disgrazia, avesse smarrito anche il dono e il conforto della fede”. Il cardinale Sodano ha ricordato che la risposta al grande interrogativo sul “perché del dolore” viene dalla croce di Cristo, che indica “la via dell’amore” come strada per abbracciare la sofferenza. Il cardinale Sodano ha invitato gli operatori sanitari a vivere “un’autentica cultura dell’amore” e si è rivolto ai sofferenti esortandoli a non sentirsi “solo destinatari, bensì protagonisti di questa cultura”.